Jack is there, looking outside from a red roof while outside is raining, but he is not gonna move cause he doesn't have fear of the wind.
White as snow, looking the city that slowly is starting to melt as sugar under the rain.
I would like to be like you, I would like to not have fear of the wind and be distance from here, while slowly float over my thoughts, while slowly I am looking for you.
Lonely during the day, you look at me behind the glass, but I don't feel nothing just the noise of the storm, just the beat of a new day.
Please tell me the way, I will follow you without a word and we will loose over the ocean and then die under this grey sky.
Bring me you, now that I am free, now that I am as you.
The freedom without a way is just a word that can't fly in the sky.
In the deepest ocean The bottom of the sea Your eyes They turn me (R. - Weird Fishes)
domenica 19 ottobre 2014
martedì 14 ottobre 2014
GATE
No grip.
Just flow. Up to the end. To came back to the start.
If there
wasn’t grip in that world I would have been there.
If the
water wasn’t salty I would never been alone.
Give me
your grip, take my hand, I m falling down toward the stability.
Slightly I
am going to stop. Slightly I am going to die.
If I only
could listen the nature I would never drunk alone.
My hand
slightly touches the water of a river. I feel the vibration, you feel the grip.
They called love.
I don’t
want to stop, the world will spin again, the moon will pass again over our
heads.
The last
breath will be yours. I will never stop, even if there is the grip. Even if you
are calling it love.
I will run
until my tears will be yours.
Scarlett
Hot,
closeness.
Windows close,
the water of air-conditioning paints the street with lazy stripes.
You look
distant, I follow you.
The
blacktop is blending under my feet, step by step I came back to the starting
point.
I raise my
eyes, you laugh, you already knew. Here there are no starts.
I am asking
me if is possible to live without sky, the moon dies behind a skyscraper.
Far away an
odor wakes up my mind, while the river is cleaning our bodies.
Empty
bottles of our memories became the stage of a party. The smoke is scratching my
eyes.
I try to
breath, but I hear just noise.
Trees,
instead, are living, happy and suffering to give us shadows. They silent are
waiting our end.
You asked
where we were going ?
I hope
nowhere.
lunedì 16 dicembre 2013
Don't leave me dry
While you are reading listen to this song: Riven- Wireless
I would like to cry, to see my face die.
Count your
drops baby.Give me one, please. I have lost mine.Show me my
way.
It seems so easy now that there is no-one here.The wind is
moving my hands.
A three is singing for you.Take my
hand and bring me down.
My brain is freezing on your eyes.
I saw the
sun among your smile; I heard my breath among your arms.Let me
free, I am cooling down.Don’t leave
me die, my heart is still pumping, there is no end in the sea.
There is no
end in your mind.Give
me your drop, baby. I am going to live again
sabato 10 agosto 2013
The Marriage of Heaven and Hell
"Se c'è una cosa che odio sono gli ospedali" disse il vecchio mentre guardava davanti.
"Li odio veramente, perchè si sentono importanti, con tutte quelle mura bianche e quell'odore che fa finta di non saper di niente."
Le rughe si rilassavano a guardare l'oceano mentre il sole delle ultime ore dolcemente le baciava.
"Enormi edifici dove si racchiudono sogni e speranze, dove il cartellino del lavoro si mischia con quello della camera mortuaria.
Sono come enormi linee rosse, dove ci si aggrappa con tutte le forze, dove si prega un Dio che non si conosce, sono il limite tra la gioia e il dolore, sono la prova della nostra irreversibilità".
Il vecchio, blaterava a bassa voce, mentre il cane alla sua destra lo ascoltava, pazientemente come al solito.
La mano tremante, reggeva un malconcia sigaretta fumata dal vento, grossi respiri per quei polmoni ormai doloranti, mentre la brezza dell'oceano gli dava la forza di un'altro respiro.
Come sempre, aspettando la giusta onda, godiamo di quello che ci aspettiamo.
"I cimiteri, quelli Si che sono belli. Con quell'erba sempre fresca, i cipressi che trafiggono il cielo, le lapidi che riflettono il sole e quell'odore di libertà da portartelo dentro per sempre". Il vecchio cosi continuava a blaterare, mentre ora il fido cane cercava qualche cosa da mangiare su quella spiaggia d'inverno.
Come sempre, cercando quello che ci spetta, godiamo di quello che troviamo.
Il mozzicone si infila nella bianca sabbia come un spada nel fianco dell'avversario, senza lasciar scampo all'ossigeno, muore.
"Nei cimiteri, non c'è più speranza, non si prega per un miracolo, non si chiede il cambiamento lo si accetta, ci si accorge della nostra piccollezza. Quel silenzio che si trova lì, non lo si trova da nessuna parte, è il silenzio della fine."
Lentamente si alza, facendosi forza sul bastone, mentre ancora brontola al vento.
"Cazzoni credenti, ancora a pensare al ciclo della vita e alla nostra salvezza. Quando capiranno che siamo irreversibili e fuori moda, andrò a portargli dei pasticcini alla messa della domenica."
Come sempre ci aggrappiamo al nostro pensiero, nella speranza di fermare il tempo, godendo di quello che è stato.
Poi un fischio, tra due denti neri, il cane al suo fianco, la schiena all'oceano, il sole in faccia, le onde lo salutano, i piedi che strusciano lenti sulla sabbia. Un ultimo sospiro:
"Mi piacerebbe che venissi al mio funerale" disse rivolgendosi al cane, " sono sicuro che ti piacerebbe moltissimo".
"Enormi edifici dove si racchiudono sogni e speranze, dove il cartellino del lavoro si mischia con quello della camera mortuaria.
Sono come enormi linee rosse, dove ci si aggrappa con tutte le forze, dove si prega un Dio che non si conosce, sono il limite tra la gioia e il dolore, sono la prova della nostra irreversibilità".
Il vecchio, blaterava a bassa voce, mentre il cane alla sua destra lo ascoltava, pazientemente come al solito.
La mano tremante, reggeva un malconcia sigaretta fumata dal vento, grossi respiri per quei polmoni ormai doloranti, mentre la brezza dell'oceano gli dava la forza di un'altro respiro.
Come sempre, aspettando la giusta onda, godiamo di quello che ci aspettiamo.
"I cimiteri, quelli Si che sono belli. Con quell'erba sempre fresca, i cipressi che trafiggono il cielo, le lapidi che riflettono il sole e quell'odore di libertà da portartelo dentro per sempre". Il vecchio cosi continuava a blaterare, mentre ora il fido cane cercava qualche cosa da mangiare su quella spiaggia d'inverno.
Come sempre, cercando quello che ci spetta, godiamo di quello che troviamo.
Il mozzicone si infila nella bianca sabbia come un spada nel fianco dell'avversario, senza lasciar scampo all'ossigeno, muore.
"Nei cimiteri, non c'è più speranza, non si prega per un miracolo, non si chiede il cambiamento lo si accetta, ci si accorge della nostra piccollezza. Quel silenzio che si trova lì, non lo si trova da nessuna parte, è il silenzio della fine."
Lentamente si alza, facendosi forza sul bastone, mentre ancora brontola al vento.
"Cazzoni credenti, ancora a pensare al ciclo della vita e alla nostra salvezza. Quando capiranno che siamo irreversibili e fuori moda, andrò a portargli dei pasticcini alla messa della domenica."
Come sempre ci aggrappiamo al nostro pensiero, nella speranza di fermare il tempo, godendo di quello che è stato.
Poi un fischio, tra due denti neri, il cane al suo fianco, la schiena all'oceano, il sole in faccia, le onde lo salutano, i piedi che strusciano lenti sulla sabbia. Un ultimo sospiro:
"Mi piacerebbe che venissi al mio funerale" disse rivolgendosi al cane, " sono sicuro che ti piacerebbe moltissimo".
mercoledì 20 marzo 2013
The Next One
The Next One
Tutto diviene monotono e noioso dopo la prima volta, eppure tra la prima e la seconda volta, c'è un infinito di possibilità, un nero infinito di mezzi sorrisi e sospiri accennati.
Noi viviamo li, esattamente li, tra la prima e la seconda volta, dove non ci sono dita per contare, dove la mente non arriva, dove si ferma il primo passo.
Eppure è cosi sottile quella differenza, eppure è solo un uno in più che rende tutto ciò che prima era nuovo e fresco, lento e scontato.
Eppure è solo una volta in più, e non sarà certo quella volta in più a cambiare il mondo e non sarà certo quella volta in più a renderti vivo.
Eppure è tutta li la differenza che ci separa ora, eppure è tutta li la differenza che ci uccide giorno dopo giorno, eppure è solo un numero.
Allora ho imparato a contare per sapere quante volte si potesse fare quella prima volta,
ho sognato di ricoprire il cielo con un enorme pezzo di carta e scriverci il numero più grande che un uomo possa scrivere solo per vedere quante volte quella maledetta prima volta si ripetesse nel cielo...per contarla e contarla, giorno dopo giorno, per non scondarmi che siamo solo la somma di infinite coincidenze, per non dimenticare che viviamo esattamente li, nel mezzo di due numeri interi.
Cosi rimaniamo, in mezzo, senza muoverci, respirando piano, pensando che la prima sia andata e non torna più e che la seconda quando arriverà sarà già morta.
Sorridi tu, che non sai contare, perchè hai il dono di vedere solo la prima volta e mai per te giungerà la seconda.
domenica 16 dicembre 2012
"Uguale"
Tu vendevi fazzoletti al semaforo e mi sorridevi.
Cominciamo a correre oggi, senza prendere il respiro, lasciamoci cadere in una valle, l'erba sotto i nostri piedi, il sole sulle nostre guancie, smettendo di guardare avanti, per una volta guardiamo il cielo sotto i nostri piedi.
Avevamo una tavola sotto la spalla, una canzone fresca in testa, e l'alcool nella testa, le onde erano belle come pornostar e la schiuma sembrava panna.
Ora Viviamo.
Poi c'era la spiaggia, c'era il fuoco e quel ragazzo dal sorriso gentile con la chitarra, sciame di parole che volavano, non ci importava di inquinare l'aria con i nostri pensieri, non ci importava e basta. L'abbiamo fatto fino a quando il sole non ci ha staccato gli occhi e seccato la pelle.
E tu vendevi i fazzoletti al semaforo e mi sorridevi.
Siamo chiusi dentro un equazione che non ammette soluzioni.
Cominciamo a correre oggi, senza prendere il respiro, lasciamoci cadere in una valle, l'erba sotto i nostri piedi, il sole sulle nostre guancie, smettendo di guardare avanti, per una volta guardiamo il cielo sotto i nostri piedi.
Avevamo una tavola sotto la spalla, una canzone fresca in testa, e l'alcool nella testa, le onde erano belle come pornostar e la schiuma sembrava panna.
Ora Viviamo.
Poi c'era la spiaggia, c'era il fuoco e quel ragazzo dal sorriso gentile con la chitarra, sciame di parole che volavano, non ci importava di inquinare l'aria con i nostri pensieri, non ci importava e basta. L'abbiamo fatto fino a quando il sole non ci ha staccato gli occhi e seccato la pelle.
E tu vendevi i fazzoletti al semaforo e mi sorridevi.
Siamo chiusi dentro un equazione che non ammette soluzioni.
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